Cambio di residenza

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Cenni Storici

Palazzo Miceli IeriFino al medioevo non esistono notizie certe su Mongrassano. Si può supporre che il territorio a valle fosse già abitato in epoche remote. In particolare in contrada Signorello sono stati effettuati dei ritrovamenti: un’anfora di piccole dimensioni risalente al V sec. a.C., riproducente una danzatrice. E’ stata riportata alla luce anche una piastra metallica con un’epigrafe illeggibile. Le origini dell’abitato di Mongrassano affondano le radici in un passato lontano: fonti storiche ci riportano alla fine del III sec. a.C., durante il periodo romano, quando il console triumviro Marco Licinio Crasso, inseguendo il ribelle Spartaco, in fuga dalle legioni romane e diretto verso la Sicilia, si accampò ai piedi della Montagna Magna. Sconfitto Spartaco, il console romano donò i terreni su cui era sorto l’accampamento ad alcuni suoi veterani che si erano distinti in battaglia e da questo venne formato un casale che prese il nome di Mons Crasanus in onore del console Crasso. 

Già nel XII secolo esisteva un casale variamente denominato Mons Crasanus, Mocrasani o Macrosani. Le prime notizie certe affermano che nel 1283 il paese apparteneva a Rostain de Agot; passò poi sotto la giurisdizione del Principe Sanseverino di Bisignano, che nel 1459 ne cedeva la giurisdizione civile al Vescovo di S. Marco. Mongrassano Municipio Ieri

Alla metà del secolo XV il paese viene ripopolato da profughi albanesi, giunti in Italia meridionale per sfuggire ai Turchi ottomani che avevano invaso la propria patria. Nella zona gli albanesi ripopolarono vari casali, tra cui Mongrassano e Serra di Leo, che erano due casali separati. Ciò è dimostrato dal censimento di Charles Le Clerc, fatto nel 1521 per Carlo V, dal quale risulta che i casali di Mongrassano e Serra di Leo hanno rispettivamente 29 e 14 famiglie albanesi, ed è confermato dalla relazione di Marco Antonio Maza di Monteleone (1543) eseguita su ordine della R. Camera della Sommaria per censire gli albanesi, nella quale si afferma che Mongrassano e Serra di Leo hanno rispettivamente 63 e 16 famiglie. Con i feudatari laici non ci furono realmente gravi problemi, mentre la situazione con i feudatari ecclesiastici era opposta. Questi, nonostante la Santa Sede avesse da subito accordato libertà di rito agli albanesi insediatisi in Italia, mal sopportavano i nuovi arrivati. La grande diversità suscitava enorme timore nei vescovi locali i quali, per paura del “diverso”, tentarono da subito di convertire gli albanesi “infedeli” usando anche metodi non molto ortodossi, spesso violenti. Il 14 dicembre 1634 viene dato il permesso al vescovo di Bisignano affinché faccia passare Mongrassano, Serra di Leo e i paesi albanesi della zona dal rito bizantino, che fino ad allora seguivano, a quello latino seguito tuttora.

 

Strade Mongrassano Ieri

Nel 1642 il paese fu venduto dai Sanseverino ai Gaetani di Sermoneta. Da quel momento la proprietà del casale risulta di difficile attribuzione. Nel 1750 Tommaso Miceli ottenne il titolo di barone di Serra di Leo e la giurisdizione del feudo. Nel 1779 Mongrassano risulta comune autonomo. Durante la conquista francese dell’Italia, i mongrassanesi aderirono alla Repubblica Partenopea, partecipando attivamente alla rivoluzione. Si narra che un folto gruppo di persone provenienti da Mongrassano e dagli altri paesi arbëreshë della zona, guidati dal mongrassanese Francesco Sarri, occuparono S. Marco Argentano issando in più piazze l’albero della Repubblica con la bandiera tricolore. Successivamente alla riforma di Murat (1806), nel 1807 Mongrassano diviene Università del Governo, sciogliendosi dai vincoli feudali e nel 1811 risulta frazione di Serra di Leo, che è invece oggi un rione del paese. Nel 1813, infine, Mongrassano fu riconosciuto come paese autonomo, inglobando, dal 1816, Serra di Leo. Mongrassano fu campo di battaglia e scorrerie per i briganti, che nella zona imperversavano. Bande di briganti furono quelle guidate da Filippo Tavolaro, Angelo Formoso, Gennaro Emmanuele e Michele Argondizzo. Con lo scoppio dei moti per l’indipendenza, molti figli di Mongrassano imbracciarono le armi e si diressero a combattere per l’ideale della Patria. Tra questi fu famoso il gruppo guidato da Domenico Sarri, che combatté a Spezzano Albanese e Campotenese nel 1848, a Soveria Mannelli e poi aiutò Garibaldi nel passaggio dei Mille lungo la Calabria, anche finanziando personalmente l’impresa. Intorno al 1870 iniziò il lungo e ancora oggi vivo movimento migratorio verso l’estero. Molti mongrassanesi cominciarono a lasciare la terra d’origine per cercare fortuna all’estero, specie nelle Americhe. Nel 1905, precisamente l’8 settembre, tutta la Calabria fu sconvolta da un fortissimo terremoto. Mongrassano fu uno dei paesi più colpiti della zona: seppur non vi furono morti, vi fu un congruo numero di feriti e alcuni rioni furono distrutti quasi del tutto. All'inizio del nuovo secolo, in Mongrassano, era sorta una schiera, non omogenea, ma abbastanza forte, di artigiani, commercianti e professionisti. Essi nel 1906 fondarono la Società di Mutuo Soccorso, con il formale intento di costituire una cassa mutua per l'assistenza nelle malattie, ma, in realtà, per creare uno strumento di affermazione in tutti i settori, non escluso quello politico-amministrativo. La legge fascista, che disponeva lo scioglimento di tutte le organizzazioni, raggiunse anche la Società di Mutuo Soccorso di Mongrassano.

 

 

Mongrassanesi illustri

 

 

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