Cambio di residenza

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I luoghi

Tradizionalmente, il territorio di Mongrassano è diviso in varie zone, simili alle contrade riconosciute in altre città. Ciascuna zona del paese, secondo alcuni storici, rappresenta uno stadio di evoluzione dell’abitato. Si tratterebbe di nuclei urbani aggiunti successivamente gli uni gli altri nei secoli. Alcune analisi storico-urbanistiche dimostrano, poi, come alcune zone rappresentino l’insediamento originario italiano, mentre altre siano l’aggiunta dovuta all’arrivo degli albanesi.

Oggi gli stessi abitanti di Mongrassano suddividono il centro abitato in cinque zone denominate Li Romani, La Costa, Lo Piano, La Sciuria (shurja) e Serra di Leo (Sardalia).
Li Romani è insediamento di promontorio, e segue il percorso di crinale: nel tessuto urbano odierno questa zona è delimitata dalla strada provinciale che conduce da Cervicati alla vecchia Cavallerizzo. Secondo alcuni studiosi si tratta del primo nucleo (originario) di abitato, che prenderebbe il nome dalla presenza di italiano, identificati dal rito romano seguito religiosamente per differenziarli dagli albanesi, di rito greco. Altri studiosi ipotizzano, invece, che il nome sia dovuto alla forte presenza della famiglia Romano nella zona.
La Costa è la zona che comprende la porzione di abitato dietro la chiesa di S. Caterina e si sviluppa lungo il percorso detto di controcrinale, ad un’altitudine minore rispetto a Li Romani. Lungo il percorso di controcrinale, nei pressi della fontana “Kroi Pete”, si sviluppa l’altra zona detta Sciuria (shurja). Il toponimo è prettamente albanese e significa “sabbia”. Probabilmente deriva dalla tipologia di terreno sabbioso su cui sorge questa porzione d’abitato, oppure dalla presenza di una cava di sabbia nella zona precedentemente alla costruzione dell’abitato. Entrambe queste zone sono considerate aggiunte postume al nucleo abitativo originario, da un lato e dall’altro. Secondo gli studiosi si tratterebbe dell’insediamento albanese e ciò sarebbe dimostrato anche dalla presenza in queste due zone della struttura urbanistica nota come “gjitonia”. Questa è uno slargo tra tre o quattro case, su cui si aprono gli ingressi delle abitazioni, che diventa spazio comune per il lavoro, la festa e la socializzazione più ampia.
Alla gjitonia come struttura architettonica corrisponde, per gli albanesi, il concetto di gjitonia come struttura sociale equivalente ad una famiglia allargata.
Lungo il percorso di crinale discendente si è in seguito sviluppata la zona detta Lo Piano, che parte dalla piazza dedicata ad Antonio Staffa ed è attraversata dalla via Skanderbeg. Tale via collega l’abitato corrispondente storicamente al casale di Mongrassano con quello corrispondente al casale di Serra di Leo. Infatti, si trattava in origine di due casali (cioè paesi) diversi e separati, uniti solo di recente (all’inizio dell’800).
Serra di Leo, detta Sardalia, si erge su un cozzo rispetto al territorio circostante. Da documenti storici il suo nome era Serra di Helia.
 Ai margini e all’interno dell’abitato sono identificati altri luoghi, tra cui Santa Venere, cioè la zona dove attualmente sorge il cimitero. Il suo nome, probabilmente, deriverebbe da una chiesetta che ivi sorgeva dedicata a Santa Venera.
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